Giorni fà ho partecipato ad una riunione degli agenti della mia azienda ed stato illustrato un grafico che mi ha lasciato perplesso perchè non riuscivo a capirlo.
Poi ne ho capito la verità sconvolgente: la fine della classe media.
Siamo tutti abituati al fatto che a partire dalla rivoluzione industriale si è creata la classe media, soprattutto costituita sulla base della mobilità sociale verso l'alto dei contadini e degli operai.
Eravamo abituati ad una società a forma di piramide con una bella e numerosa classe media.
Poi questa classe media è sembrata sul punto di rappresentare la maggioranza assoluta e fin qui.
Ma il nuovo grafico assomiglia ad un violino con la pancia grassa enorme e la pancia alta più piccola : il guaio è che la classe media è proprio li.
Il che significa :
a) classe bassa od inferiore (non necessariamente operai o contadini) enorme
b) classe media numericamente bassa con redditi leggermente più elevati.
c) top class più numerosa della classe media, ma che "prende tutto".
Riporto solo un pezzo dell'articolo dell'Espresso:
"Secondo il bollettino Bankitalia pubblicato qualche giorno fa, il 10 per cento delle famiglie detiene quasi la metà della ricchezza complessiva del Paese (si tratta di immobili, aziende, azioni e titoli di Stato), un fenomeno di 'concentrazione' in netta crescita rispetto al dato 2004. Non solo. L'andamento dei redditi familiari ci mette tra le nazioni più diseguali d'Europa: disegnandole come un palazzo di dieci piani, le famiglie dell'attico e del nono piano controllano ormai oltre il 40 per cento del monte stipendi complessivo, mentre poveri e classi medio-basse devono accontentarsi del 10 per cento della torta. I super-ricchi, quelli con un reddito medio di 143 mila euro, sono pochissimi: solo il 2,2 per cento delle famiglie è iscritta al club, che ha nettamente aumentato il gap con quelli che vivono ai pianerottoli più bassi. Le differenze sono così marcate che gli esperti più attenti cominciano a raffigurare la distribuzione dell'italica ricchezza non più come una piramide dolcemente degradante, ma come un calice di vetro: nel gambo c'è la grande maggioranza della popolazione a contendersi le briciole, in alto pochi fortunati che sguazzano nello champagne. "Stiamo assistendo a una delle più grandi redistribuzioni patrimoniali degli ultimi cinquant'anni", dice Luigi Campiglio, ordinario di Politica economica alla Cattolica di Milano. "In termini reali, al netto cioè dell'inflazione, dal 2000 i dipendenti hanno visto i loro stipendi cristallizzarsi, mentre gli autonomi hanno accresciuto la capacità di spesa quasi del 14 per cento. Un incremento probabilmente sottostimato: i dati di via Nazionale non includono, ovviamente, l'evasione fiscale. I soldi veri? Li ha fatti chi opera nei settori protetti e meno esposti alla concorrenza, e chi può aumentarsi il salario da solo rialzando le tariffe di ciò che vende".
I nuovi ricchi L'espresso
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giovedì 6 marzo 2008
lunedì 28 gennaio 2008
martedì 20 novembre 2007
Salari in difficoltà
L'allarme salari è stato lanciato dall'Ires-Cgil, che ha presentato i risultati della ricerca "Salari in difficoltà". Secondo l'istituto guidato da Agostino Megale, un lavoratore dipendente con un reddito di 24.890 euro (media 2007) ha perso cumulativamente, dal 2002, 1.210 euro rispetto all'inflazione e 686 euro per la mancata restituzione del fiscal drag; con una perdita complessiva di 1.896 euro.
In 5 anni i lavoratori dipendenti hanno perso 1.900 euro - Il Sole 24 ORE
In 5 anni i lavoratori dipendenti hanno perso 1.900 euro - Il Sole 24 ORE
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Il mercato e l'eguaglianza. Corriere della Sera
Riporto quest'articolo pubblicato sul Corriere della Sera
Il mercato e l'eguaglianza. Corriere della Sera
Vorrei solo rimarcare questi punti :
Una vera liberalizzazione del mercato del lavoro — con tutti i vantaggi che essa porta con sé in termini di mobilità sociale, pari opportunità e valorizzazione del merito — è dunque politicamente pensabile soltanto in un sistema capace di dare un sostegno forte ai più deboli.
Oggi probabilmente neppure questo basta più: occorre saper fare fronte a disuguaglianze molto più marcate di quelle tipiche della vecchia fabbrica fordista. Qui le nuove frontiere della «costruzione dell'uguaglianza» sono quelle del reddito garantito per tutti i cittadini fino a quindici anni e del potenziamento della scuola, per combattere la disparità delle dotazioni fin dal suo nascere; quella della contribuzione previdenziale a carico dell'erario per i «bassi servizi», i bad jobs; quella dell'esenzione fiscale totale per i redditi di lavoro bassi.
Il mercato e l'eguaglianza. Corriere della Sera
Vorrei solo rimarcare questi punti :
Una vera liberalizzazione del mercato del lavoro — con tutti i vantaggi che essa porta con sé in termini di mobilità sociale, pari opportunità e valorizzazione del merito — è dunque politicamente pensabile soltanto in un sistema capace di dare un sostegno forte ai più deboli.
Oggi probabilmente neppure questo basta più: occorre saper fare fronte a disuguaglianze molto più marcate di quelle tipiche della vecchia fabbrica fordista. Qui le nuove frontiere della «costruzione dell'uguaglianza» sono quelle del reddito garantito per tutti i cittadini fino a quindici anni e del potenziamento della scuola, per combattere la disparità delle dotazioni fin dal suo nascere; quella della contribuzione previdenziale a carico dell'erario per i «bassi servizi», i bad jobs; quella dell'esenzione fiscale totale per i redditi di lavoro bassi.
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